GRECIA: Vertice a Cannes, l'ennesimo. Quando la politica insegue la crisi

di Matteo Zola

Vertice di emergenza, oggi a Cannes, tra i leader dell’Unione europea, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, i capi di Governo di Francia, Germania e Grecia e il neo presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. La riunione che comincia alle 17, affronterà l’emergenza sui mercati anche alla luce dell’annuncio del referendum in Grecia sulle misure di austerità concordate con Ue e Fmi.

Vedremo se, al termine dell’incontro, Papandreu confermerà l’intenzione di sottoporre a referendum il piano di aiuti concordato il 26 ottobre scorso con l’Unione Europea, la Bce e l’Fmi. La speranza è che l’incontro di oggi non si risolva nell’ennesimo nulla di fatto come nei precedenti appuntamenti. I vertici finora susseguitisi tra i 27 membri dell’Unione e tra i 17 dell’euromoneta non sembrano aver risolto i punti fondamentali che stanno alla base dell’attuale -gravissima- situazione economica. Punti che Draghi, e Trichet prima di lui, Merkel e Sarkozy, Barroso e tutti i capi di stato e governo conoscono bene:

– come evitare il contagio della crisi tra i paesi più deboli dell’Unione
– come costruire una politica fiscale comune che tenga sotto controllo i conti dei singoli stati
– come fondare democraticamente una eventuale politica fiscale comune.

Quel che finora si è fatto è stato tamponare, mettere pezze qua e là, in un crescendo di misure d’emergenza dato che ormai è la crisi a produrre la crisi. Solo un intervento deciso, condiviso e radicale può salvare l’economia continentale che – tradotto in soldoni – significa salvare posti di lavoro, ridurre la disoccupazione, garantire le pensioni e gli stipendi, la sanità e l’istruzione. Poiché questo ora l’Italia si gioca, e con lei gli altri Paesi deboli. Le ipotesi di uscita dall’euro o di abbandono collettivo della moneta unica non tengono conto di questo: nel medio termine sarà impossibile garantire diritti e lavoro alle persone se il sistema economico che conosciamo dovesse collassare da un giorno all’altro.

Le misure fin qui prese non sembrano sufficienti a mettere in sicurezza la nostra economia. L’aumento del fondo salvastati Efsf si è reso necessario una volta che Italia e Spagna si sono trovate esposte alla speculazione internazionale. Così la ricapitalizzazione delle banche è stata necessaria per mettere in sicurezza il sistema bancario europeo ormai sull’orlo del baratro. Tutte misure che seguono la crisi invece di precederla e prevenirla.

Che fare? Allo stato attuale delle cose l’unica via d’uscita sembra un’improbabile costruzione di una governance economica e politica europea. Un processo che non si può calare dall’alto ma che occorre avviare attraverso un processo democratico costituente. Persino la Gran Bretagna, recentemente, ha chiesto di procedere in tal senso. Ma in questo autunno caldo le cancellerie europee sembrano troppo concentrate a inseguire la crisi e non sembrano in grado di puntare al futuo: quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso, EastWest, il Giornale e il Dolomiti. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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